Per il Primo Maggio, tante sono state le iniziative culturali per la festa dei lavoratori: tanti musei e siti archeologici visitabili e proposti al grande pubblico: dagli Scavi di Pompei e Ercolano alla Galleria Borghese di Roma, dal museo di Palazzo Ducale di Mantova al Castello di Racconigi, in Piemonte.

Ancora nulla per gli Scavi di PompeiCon la festa dei lavoratori è stata confermata dal MIBAC anche la "promozione per la cultura" con il biglietto ridotto a un 1 euro per musei, monumenti e siti archeologici statali.
Quest'anno però, sarebbe stato ancor più interessante avere notizie dettagliate in merito alle azioni statali per combattere i ripetuti crolli e lo stato di degrado esasperato degli Scavi di Pompei, oltre 66 ettari, con i resti degli edifici del I secolo privi di copertura ed esposti agli eventi climatici.

Pompei infatti, tra i maggiori luoghi-simbolo dell’Italia, è una delle aree archeologiche visitabili più estese al mondo e, dopo il circuito Colosseo-Palatino, è il secondo tra i siti archeologici italiani per numero di visitatori, eppure è allo stremo perché i vari problemi di gestione non sono mai stati affrontati con razionalità.

Dopo i numerosi crolli avvenuti recentemente nell’area archeologica, era stato adottato un programma straordinario per rafforzare le azioni e gli interventi di tutela.
Si è saputo soltanto che sono stati recuperati 105 milioni di fondi comunitari, per i quali sono state avviate non senza difficoltà le procedure di appalto, e si parla anche di nuove assunzione per circa 20 custodi.

La Commissione europea, infatti, aveva approvato un finanziamento del Fondo europeo di sviluppo regionale destinato al progetto di restauro dell'area del sito italiano UNESCO di Pompei.
E questo non meraviglia perché i siti italiani inseriti nella "lista del patrimonio mondiale", sulla base delle tipologie individuate dalla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio mondiale culturale e ambientale firmata a Parigi il 16 novembre 1972, dai Paesi aderenti all’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’educazione, la scienza e la cultura (UNESCO), sono, per la loro unicità, punte di eccellenza del patrimonio culturale, paesaggistico e naturale italiano e della sua rappresentazione a livello internazionale e acquisiscono priorità di intervento qualora siano oggetto di finanziamenti secondo le leggi vigenti.

Il 20 gennaio 2012 era stata sottoscritta dalle Amministrazioni interessate al “Grande Progetto Pompei”, un’intesa interistituzionale  per assicurare che il piano di interventi previsti fosse realizzato attuando tutte le misure idonee a prevenire e contrastare tentativi di infiltrazione della criminalità, attraverso una più intensa e costante collaborazione tra i soggetti coinvolti e ad una efficace rete di monitoraggio sugli appalti di lavori, servizi e forniture, nonché mediante la tracciabilità dei flussi finanziari connessi alla realizzazione delle opere.

E il 5 aprile 2012 è stato stipulato il cosiddetto “Protocollo di Legalità”, tra la Prefettura di Napoli e la Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Napoli e Pompei: uno strumento operativo, che disciplina le azioni volte a garantire, tra l’altro proprio la trasparenza delle procedure di gara; la rapida e corretta realizzazione degli interventi; la sicurezza dei cantieri.

Ma oggi dobbiamo ancora accontentarci delle parole del ministro dei Beni Culturali Lorenzo Ornaghi che, in una intervista su La Stampa, ha suggerito un paragone tra le fluttuazioni del celebre indicatore economico e l'area archeologica: "Pompei è come lo spread, basta un niente e viene giù qualcosa."
E ancora "E’ la metafora del Paese e forse dell’Europa, servirà l’aiuto del privato-sociale".

Se questa è la realtà c'è ben poco da sperare.

Arch. Lorenzo Margiotta
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