Una mostra per presentare la storia dell’uomo che ha inventato il libro moderno e il concetto stesso di editoria, facendo di Venezia la capitale internazionale della stampa.
Una esposizione per raccontare come il progetto di Aldo Manuzio (1449-1515), a cinquecento anni dalla sua scomparsa, e i suoi preziosi libri si intrecciarono a Venezia con un’arte nuova, attraverso capolavori assoluti di Giorgione, Carpaccio, Giovanni Bellini, Cima da Conegliano, Tiziano, Lorenzo Lotto, Pietro Lombardo.

Il famoso simbolo di Manuzio che, richiama il suo motto "Festina lente"

Dal 19 marzo al 19 giugno 2016, alle Gallerie dell’Accademia, la mostra "Aldo Manuzio. Il rinascimento di Venezia", ripercorre una stagione unica e irripetibile nella storia della cultura europea e occidentale, durante la quale il libro si rivelò capace di trasformare il mondo dando vita al rinascimento di Venezia, città effervescente - una tra le più ricche e popolose città del continente, con oltre 150mila abitanti nel XVI secolo - dove ogni tipo di linguaggio artistico riescì, nello spazio di pochi decenni, a trovare la sua più efficace espressione.

È nel Cinquecento che Venezia conquista e afferma definitivamente il ruolo di cerniera tra l’Oriente e l’Occidente, passando da essere semplice piattaforma per scambi di natura commerciale a luogo dove si mescolavano culture, tradizioni, saperi.

Edizione della Divina Commedia delle famose "Aldine"

Sfruttando l’imponente rete logistica della quale solo una città mercantile come Venezia poteva disporre, Manuzio riuscì a immaginare e realizzare il suo straordinario programma che per la prima volta prevedeva di rendere disponibili al pubblico degli studiosi e di letterati del suo tempo i grandi classici della cultura greca, da Omero ad Aristotele, da Sofocle a Euripide a Tucidide, per poi raccogliere i testi latini da Virgilio a Cicerone, da Orazio a Ovidio, a Catullo, a Properzio, Lucrezio, Giovenale, Marziale, e ancora ebraici e italiani della nuova letteratura in volgare.

Proprio grazie a Manuzio e alla sua collaborazione con Pietro Bembo, il volgare si affermava, accanto al latino, come la lingua della contemporaneità in tutta Europa, confermandosi tale secondo il canone che elesse Dante, Petrarca e Boccaccio come modelli.

Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili, Venezia, Aldo Manuzio 1499

La circolazione di questo patrimonio di testi e di idee non solo contribuì a creare una cultura comune europea, capace di integrare l’ambito classico greco-romano al mondo moderno e contemporaneo, ma favorì l’emergere di temi e motivi assolutamente nuovi anche nel campo delle arti figurative, trovando decisa ispirazione dai testi della classicità greca e latina, ora finalmente fruibili con facilità anche da un pubblico laico.
A seguito della riscoperta della poesia greca e latina, la pittura rivolge ora un nuovo sguardo anche sulla natura: abbandonate le suggestioni medievali che dipingevano una natura ostile, dura, popolata da fiere feroci, l’arte si apre a una rappresentazione del paesaggio inteso come culla della civiltà, come paradiso terrestre nel quale l’uomo è destinato a vivere.

La mostra non mancherà di proporre la Hypnerotomachia Poliphili, il libro illustrato più celebre e raffinato di Aldo Manuzio, da molti definito "il più bel libro del Rinascimento", con fantasiose xilografie forse approntate su disegno del miniatore Benedetto Bordon.

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