Dopo otto trimestri di contrazione, l’economia italiana sembra essersi finalmente avviata verso una ripresa.
Nel corso di una recessione senza precedenti nella sua storia, l’Italia ha perso più di 8 punti percentuali di PIL. La politica economica ha ora due priorità: rafforzare la ripresa in atto e intervenire sui fattori che limitano la competitività e la produttività nell’economia italiana per aumentare la crescita economica e l’occupazione. L’azione congiunturale e le riforme strutturali devono essere collegate strettamente.

Nel terzo trimestre dell’anno il PIL è atteso stabilizzarsi e nel quarto dovrebbe segnare un moderato aumento. Nel 2013 il PIL è previsto ridursi dell’1,7 per cento, scontando un effetto di trascinamento negativo dal 2012 pari a un punto percentuale. Negli ultimi mesi il Governo ha un pò sostenuto la ripresa dell’attività economica attraverso varie iniziative: l’accelerazione dei pagamenti della Pubblica Amministrazione, volta a iniettare liquidità e allentare le difficoltà di finanziamento delle imprese; l’intervento sul costo del lavoro per i giovani; i vari interventi a sostegno del settore delle costruzioni e delle infrastrutture, che negli ultimi anni ha visto ridursi drasticamente il proprio prodotto; importanti iniziative per migliorare la qualità della spesa pubblica e dare supporto alla domanda interna.

Questi interventi dovrebbero mostrare pienamente i loro effetti nei prossimi mesi. Nel 2014 la crescita del PIL risulterebbe pari all’1,0 per cento. La previsione riflette anche il rafforzamento della congiuntura economica mondiale e il graduale venir meno dei fattori specifici che hanno penalizzato l’evoluzione congiunturale nel 2013. La crescita del PIL si rafforzerebbe progressivamente negli anni successivi, fino a raggiungere l’1,9 per cento nel 2017.

Lo scenario presentato nella Nota di aggiornamento del Documento di Economia e Finanza si fonda sulla prosecuzione dell’azione riformatrice che deve fare il Governo. Per un paese ad alto debito il processo di risanamento della finanza pubblica è una componente essenziale di una politica economica volta alla crescita. Negli scorsi anni, nonostante la forte flessione del PIL, l’aumento dell’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche è stato contenuto e nel 2012 è stato ricondotto entro la soglia del 3,0 per cento del PIL.

Nel 2013 l’indebitamento netto a legislazione vigente potrebbe arrivare al 3,1 per cento del PIL in assenza di interventi, superando di 0,2 punti percentuali il valore indicato nel DEF. L’aumento del disavanzo deriva dall’evoluzione delle entrate, che risentono di una dinamica del la crescita meno favorevole di quella prevista nel DEF. L’andamento della spesa, per converso, risulta sostanzialmente in linea con le stime di aprile. Il Governo intende adottare interventi tempestivi per mantenere il deficit entro la soglia del 3,0 per cento.

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