Molti sanno che un viaggio a Praga merita attenzione e molti bei ricordi, ma è quasi sconcertante trovare qui, in questa bellissima città, una costruzione che ti lascia perplesso.

Tanti linguaggi architettonici ho trovato in questo ampio spazio urbano, dilatato ma al tempo stesso accogliente (forse anche grazie al funzionamento eccellente delle numerose infrastrutture) ma trovarsi nella Villa Muller dell'arch. Adolf Loos (1870-1933) mi ha lasciato letteralmente sorpreso.

Sapevo che per l'architetto questa villa manteneva il primo posto nel suo pensiero architettonico, e quindi, trattandosi anche di una delle sue ultime opere realizzate, la consideravo quasi come il suo testamento professionale: in realtà viene dimostrata la realizzazione di una serie di tematiche che hanno rappresentato per Loos un preciso filone di ricerca.

E' il rapporto tra costruito e ambiente, tra "logos" privato e spazio pubblico.
Esaminando Villa Muller dall'esterno si riconosce la volontà progettuale di rappresentare una casa abbastanza semplice, un bianco volume geometricamente puro interrotto solo dalla necessaria finestratura che non rivela la ricchezza dell’interno; facciate austere in linea col rinnovamento dell'architettura dell'epoca che comprendeva la rinuncia a ogni formalismo superfluo.

Adolf Loos è sempre stato considerato un baluardo del Razionalismo dei primi decenni del Novecento, anche per la sua forte lotta conto l'ornamento e la decorazione.
Ma qui mi trovo ad esaminare un contrasto affascinante: il suo stile, severo e asciutto all'esterno, contrapposto ai dettagli caldi, avvolgenti e sensuali nei suoi interni.
L'Architetto è riuscito a coniugare il linguaggio della modernità con l’idea di lusso e benessere proprio della cultura borghese Europea.

L'architetto gioca con lo spazio

Adolf LOOS, vero assertore del gusto architettonico moderno, concentra la sua attenzione sulla forma-funzione dell'edificio, in linea con la sua filosofia "di mantenere distinti il pubblico e il privato".
La proposta architettonica è un modello concettuale che esplora il rapporto tra lo spazio globale della casa e il suo sistema della circolazione interna: tutta la teoria della costruzione non è divisa in singoli piani, ma in vari spazi, "cubi", e le singole stanze si intrecciano nei diversi livelli.

"La mia architettura non è concepita come piani, ma come spazi. Io non disegno piante, facciate, sezioni. Io suggerisco spazi. Per me non esiste alcun piano terra, primo piano, ecc . Per me ci sono solo spazi continui e contigui, camere e antistanze, corridoi, terrazzi, e così via. I livelli si fondono e gli spazi si relazionano tra loro. Ogni camera ha bisogno di un altezza diversa: la stanza da pranzo è certamente più alta della cucina e della dispensa, un gabinetto non ha bisogno della stessa altezza di un salone, di conseguenza i soffitti sono a livelli diversi. Legare questi spazi in modo che il salire e lo scendere siano non solo impercettibili ma anche pratici: per me è solo una logica conseguenza."

La teoria del RAUMPLAM

Raumplam = articolazione degli spazi destinati alla vita domestica, ma anche conquista di libera aggregazione di Volumi interni, un vero incastro tra volumi vari e fortemente distinti.

La disposizione planimetrica degli "spazi" della villa Müller rappresenta la definizione costruttiva della "pianta nello spazio", sintetizzata successivamente con il termine Raumplam.
E' il sistema di organizzazione spaziale che Loos ha fortemente voluto e spiegato con queste parole: "è proprio questa la mia interazione spaziale e la austerità spaziale che sono riuscito a realizzare in casa del dottor Müller".

E' una libertà di pensiero nelle tre dimensioni, la progettazione di spazi collocati a livelli differenti, senza il vincolo di piani tutti alla stessa altezza. E' una composizione di spazi idealmente connessi in una struttura rigida che viene trasformata da una libertà spaziale.

Ma quando si osserva un piano della Villa Müller, è difficile percepire il Raumplam, poiché è un concetto tridimensionale, lo sviluppo di un nuovo concetto di spazio.

Per Loos, il concetto di abitare presupponeva la totale aderenza della casa a chi l'avrebbe abitata: al suo uso, alle sue abitudini familiari e ai suoi affetti.
La sua nuova concezione spaziale si sviluppa tutta all'interno: la scala è l'elemento-guida che suggerisce il percorso, ed invita il visitatore a scoprire gli ambienti ai livelli superiori, i quali sono a loro volta articolati in una serie di dislivelli parziali e concatenati.

Gli ambienti Interni

Dopo aver visto il volume esterno, che pare non lasci spazio all'immaginazione, mi avvicino all'ingresso: ma già qualcosa mi dice che dovrò aspettarmi qualche sorpresa.
Già l'accesso alla villa è segnalato da uno scavo nella facciata (evidenziato plasticamente da una tettoia che produce un'ombra sullo stesso) ampiamente rafforzato da un rivestimento in travertino che non è semplice decorazione perché caratterizzato da uno zoccolo che si piega, deformandosi e trasformandosi in una panca, inquadrando una finestra e una porta.

Entro nel vestibolo e subito sono avvolto da un’esplosione di colori, di texture, di materiali, che contrastano con il bianco dell’esterno, ma non mostrano ancora nulla delle future sorprese interne.
Sono in un un atrio e una scala a gomito, mi trovo su un pianerottolo affacciato al livello basso del soggiorno a doppia altezza, dal quale parte il sistema delle scale, illuminate dall'alto tramite un lucernario, che porta agli altri ambienti della zona giorno e successivamente alle camere da letto.

E' una serie concatenata di ambienti: scopro che il salotto (vera sala di conversazione) è in comunicazione visiva con il soggiorno tramite due aperture, e che dalla sala di scrittura si può scendere direttamente al soggiorno tramite un’ulteriore scala di dieci gradini. E non è finita qui: scendendo quattro gradini, giungo alla biblioteca, che è l’unico ambiente completamente isolato dagli altri, oppure salendo arrivo alla stanza da tè estiva che si affaccia sulla terrazza.

Ma ciò che mi intriga di più è l'interessante gioco di colori contrastanti: le superfici interne differiscono sempre da una stanza all'altra determinando l'umore differente di ogni stanza.

I materiali poi sono caldi, ricchi, e l'arredamento volutamente eclettico con un mix di stili tradizionali che contrastano con l'anonimato dell’esterno. E' una vastissima gamma cromatica, che costituisce un vero e proprio strumento di controllo voluto per sottolineare il carattere intrinseco di ciascuno degli ambienti.

Arch. Lorenzo Margiotta

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