Ancora una volta viene sottovalutata l'importanza strategica del Ministero dei Beni Culturali.
Viene sostituito Massimo Bray, probabilmente la figura più preparata delle ultime legislature, con Dario Franceschini, sicuramente un nome noto del Partito Democratico ma certamente per niente esperto della cultura italiana allo sbando.

Il sindaco di Firenze, in conferenza stampa, ha dichiarato di voler "Dare all'Italia un governo che sia in grado di affidare una speranza, non solo alle nuove generazioni, ma a tutti quanti". Allora, forse, si è subito dimenticato della cultura.

Il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, dopo oltre due ore di consultazioni con Matteo Renzi, ha parlato di ampie novità e di nomi nuovi tra i Ministri della Repubblica. Sembra però che il tema Cultura sia escluso da queste "novità importanti": ci ritroviamo alle solite - una semplice ridistribuzione di poltrone.

Ma la speranza non deve mai mancare e, quindi, ci auguriamo che Franceschini, Assessore alla Cultura e al Turismo del Comune di Ferrara nel lontano 1994, si ricordi dei suoi slogan al tempo del suo mandato alla segreteria del Partito Democratico: "Liberiamo il futuro", "indietro non si torna".

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