Nonostante la situazione politica difficile, i professionisti sperano ancora di giungere abbastanza rapidamente alla definizione della decennale problematica della riforma delle professioni.

A quando la riforma delle professioniA Torino, al Congresso Nazionale degli Ingegneri, se ne è parlato ampiamente affrontando il tema "Costruire il futuro del sistema Italia: ruolo dell’ingegneria e riforma delle professioni".
Forse i tempi sono maturi per riuscire a dipanare la grossa matassa che si protrae da lunghissimo tempo.

Dal 15 aprile di quest’anno, con l'incontro tra il Ministro della Giustizia Angelino Alfano e i rappresentanti degli Ordini professionali, si è ripreso seriamente a discutere sulla importante tematica attesa da milioni di professionisti.
Non si dimenticano, infatti, le affermazioni del Ministro della Giustizia: "Dobbiamo riuscire a fare una riforma che metta al centro il cittadino, garantendo l'alta qualità delle professioni e stabilendo regole chiare e trasparenti. Allo stesso tempo però occorre assicurare ai professionisti la dignità e il prestigio che gli deriva dall'aver superato un esame di Stato".

A luglio scorso il Ministro della Giustizia dopo aver ricevuto, dai rappresentanti del Comitato Unitario delle Professioni (CUP) e delle Professioni di Area Tecnica (PAT), un "documento unitario e condiviso" sulla riforma, ha dato mandato agli uffici ministeriali di tradurre i contenuti del documento in un concreto atto normativo, per procedere al primo passo della riforma delle professioni, cioè all’elaborazione di un vero e proprio Statuto delle Professioni.

Noi profesionisti non possiamo far altro che condividere pertanto l'idea di un intervento fondato su alcuni principi essenziali, comuni alle diverse professioni, che si possono sintetizzare in questo ordine:
- la definizione di professione intellettuale e di modalità del suo esercizio, come intese dall'art. 33
della Costituzione (percorso formativo universitario, tirocinio, esame di stato e formazione continua);
- la distinzione precisa da forme di lavoro autonomo che tale caratteristica non rivestono (cioè netta differenziazione tra professionista e impresa);
- il ruolo ed il sistema degli Ordini e Collegi;
- il percorso relativo al tirocinio e all'accesso;
- la formazione professionale seria e continua;
- l'etica professionale, le norme deontologiche ed il sistema disciplinare;
- la pubblicità e trasparenza;
- le forme organizzative (cioè nuove strutture organizzative, come un modello di società ad hoc,ecc.);
- il principio uniformante del valore indicativo delle tariffe (cioè costi e onorari correlati all'entità e alla qualità della prestazione);
- le misure e gli strumenti di promozione e di sostegno dei professionisti, in particolare dei giovani, oggi accessibili solo ad altre categorie.

E il Guardasigilli Angelino Alfano, che prevede ancora oggi di arrivare all'obiettivo di un testo normativo entro la fine di ottobre, ha risposto agli ingegneri italiani (riuniti al Congresso di Torino) con una lettera inviata al Presidente del CNI, riconfermando la sua idea di riforma delle professioni: "sancire un binomio inscindibile tra qualità elevata della prestazione e adeguatezza del compenso e quindi garantire una retribuzione realmente proporzionata alla quantità e qualità del lavoro svolto, attuare la tutela dei consumatori non con la corsa al ribasso dei compensi professionali ma garantendo con rigore la qualità del prodotto professionale, favorire una radicale riforma della giustizia disciplinare, che ne assicuri l'imparzialità e l'efficienza, attraverso la semplificazione della disciplina delle tariffe professionali, per renderle semplici, eque e comprensibili ai cittadini".

Molto chiare e nette -al riguardo- sono le parole di Simone Cola, vicepresidente vicario del CNAPPC: "Se si avesse il coraggio di rinunciare alle semplificazioni demagogiche che, con una distorta interpretazione della realtà, equiparano i due milioni di professionisti italiani (e i quasi centocinquantamila architetti) ad una élite di privilegiati si riuscirebbe, per una volta, ad affrontare in modo organico la modernizzazione del Paese."

E Anche in questa occasione – come dice il Presidente del CNAPPC Massimo Gallione - "non sono mancate e non mancheranno ancora pesanti opposizioni: sono quelle di Confindustria, dell’Antitrust e del Partito trasversale delle liberalizzazioni tutte ideologicamente basate sul criterio che il mercato comunque deve avere il soppravvento su qualsiasi regola. Anzi meglio non avere regole!
Sembra oramai evidente che il fine di queste resistenze sia la scelta non solo di scardinare il sistema ordinistico, ma di arrivare direttamente al cuore del problema: eliminare il carattere intellettuale delle professioni e dei
professionisti ed annetterli al sistema imprenditoriale".

Ma noi professionisti "di passione" siamo fiduciosi, quindi ci aspettiamo che l'autunno ci porti delle grandi novità. E se non si avrà la crisi di Governo forse sarà la volta buona per avere finalmente la "nostra" riforma delle professioni.

Arch. Lorenzo Margiotta
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