I rappresentanti di oltre 160 paesi, presso la sede delle Nazioni Unite a New York, hanno firmato un accordo che è emerso dalla conferenza sul clima dello scorso anno a Parigi.

Il trattato, firmato deliberatamente il 22 aprile, giornata che ha celebrato la Giornata della Terra, una festa dedicata ai temi ambientali del nostro pianeta, mira a limitare l'aumento della temperatura globale e quindi gli impatti dei cambiamenti climatici.

Non era stato facile negoziare l'accordo sul clima a Parigi, a cavallo tra novembre e dicembre.
I diplomatici a Parigi avevano discusso intensamente per due settimane, anche perché Cina e Stati Uniti d'America avevano avuto un atteggiamento molto riservato.

Basta ricordare che in precedenza il Protocollo di Kyoto non era stato ratificato né dalla Cina né dagli Stati Uniti.
A dicembre scorso, invece, i negoziatori avevano concordato l'obiettivo fondamentale, che è quello di mantenere l'aumento della temperatura ben al di sotto di due gradi Celsius, il più simile al valore di 1,5 gradi.

L'accordo prevede inoltre che tutti gli Stati si impegnino per la più veloce riduzione globale delle emissioni di gas a effetto serra.

Per molti è stato un punto di svolta. La soddisfazione è palese per un certo numero di uomini di stato, tra cui il presidente degli Stati Uniti Barack Obama che considera l'accordo come un forte impulso operativo.
Alcuni però restano critici e accusano che non si debbano imporre ferme scadenze vincolanti per la riduzione delle emissioni.

Ma si tratta di un accordo fondamentale veramente innovativo e necessario. Per la prima volta è stato raggiunto l'accordo per limitare le emissioni di CO2 anche tra i più grandi emettitori del mondo: si tratta principalmente di Cina, Stati Uniti, Russia e altri paesi.

Alessandra Agrimoni

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