Gli Architetti a Berlusconi

architetti berlusconi

14/12/2009

New Deal di ricostruzione e sicurezza

E' stata inviata una lettera aperta del Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi.

"Onorare le vittime della recente tragedia abruzzese o di quella messinese non può significare non solo essere solerti e ben organizzati nelle emergenze, ma predisporre piani pluriennali affinché si riducano al massimo i danni degli eventi sismici o idrogeologici. Accanto quindi alla ottima prova della Protezione Civile occorrono programmi architettonici ed urbanistici che garantiscano il diritto primario dei cittadini alla "sicurezza dell'abitare".La geografia del nostro paese unisce straordinarie bellezze paesaggistiche ad una geologia complessa; l'intervento dell'uomo non può più pertanto essere disordinato e originato prevalentemente dalla speculazione e dal consumo di nuovo territorio come lo è stato negli ultimi sessant'anni".

E' questo uno dei passi più significativi della Lettera aperta - a firma del presidente Massimo Gallione - che il Consiglio Nazionale degli Architetti, Paesaggisti, Pianificatori e Conservatori ha indirizzato al Presidente del Consiglio.

"Gli architetti italiani - continua la Lettera - vogliono essere parte attiva e propositiva di quelle forze riformatrici del paese che intenderanno rapidamente porre mano ad un piano di tutela e consolidamento dei nostri centri antichi e, soprattutto, di ricostruzione del patrimonio edilizio postbellico che ha dimostrato tutta la sua inadeguatezza architettonica, urbanistica e strutturale. Occorre una rinnovata unità di intenti legislativa tra le istituzioni statali, regionali e comunali; occorre una sforzo economico del comparto pubblico, ma soprattutto incentivi che promuovano l'intervento privato; occorre una responsabile accelerazione e semplificazione delle procedure amministrative; occorre investire nella ricerca architettonica e tecnologica per affrontare nuove problematiche strutturali ed energetiche".

"Occorre quindi - continua ancora - riattrezzare il sistema paese per "rottamare" gli ultimi decenni di spreco, di inefficienza, di pericolosa spazzatura edilizia e ridare al paese bellezza, sicurezza e dignità. Occorre un nuovo concetto di riforma urbanistica che non continui a governare il brutto, ma che incominci a programmare un vero massiccio sviluppo del contenimento dei consumi energetici, che affronti l'emergenza sismica e geologica, che ridia un senso civile e dignitoso alle periferie delle nostre città. Una grandissima parte dei 90 milioni di nuovi vani costruiti nel dopoguerra, sui 120 esistenti nel paese, hanno drammaticamente bisogno di tutto questo".

"Accanto ad alcune fondamentali infrastrutture - conclude la Lettera - questa è la vera grande e prioritaria "Opera" di cui ha bisogno il nostro paese. Questa è una grande ed irrinunciabile occasione per l'industria e l'economia del nostro paese, così come lo sarebbe per la ricerca scientifica ed accademica e per le tante professionalità coinvolte. Questo "New Deal" di ricostruzione di parte del nostro paese può essere quel piano di riforme economiche e sociali che ridà senso e dignità allo Stato, che ridà utilità sociale alla finanza, che ridà infine ai cittadini il diritto primario alla "sicurezza dell'abitare". Gli architetti italiani vogliono essere in prima linea in questo piano e sosterranno tutte le proposte, alcune delle quali in parte già in Parlamento, che affronteranno questa grande Opera."

Arch. Piro Nicola di PAA PiroArchitektenAssoziierte ha scritto Dopo il piagnisteo di quegli illustri 35 "proff." italiani che anni addietro inviarono rispettivamente al presidente della Repubblica del tempo, C.A. Ciampi, ed allo stesso Berlusconi, ecco ora l' appello a quest' ultimo - autoreferenziatosi "urbanista" dopo la improvvisata e priva dei più elementari caratteri della cultura del piano e del progetto - ricostruzione nei comuni d' Abruzzo colpiti dal sisma d' aprile. Così, allora, dopo aver sputatato per 60 anni sull' urbatettura degli anni del Fascismo, scrissero, tra l' altro, i "proff.": "Il rischio di questa situazione è che si interrompa la continuità di una ricerca che ebbe inizio negli anni Trenta del Novecento per opera di un gruppo di architetti di cui oggi si celebra in ambito internazionale la capitale importanza per lo sviluppo della modernità in architettura: uomini come Terragni, Gardella, Albini, Scarpa, Samonà, Libera, Moretti, Ridolgi". I due esimi rappresentanti se ne fecero allora un bel baffo dell' appello dei 35 "proff.". Anzi, non risposero affatto. Il tono della lettera inviata ora a Berlusconi dal Consiglio degli appc, oltre ad essere superficiale è anche da irresponsabili in quanto non riesce a focalizzare le inammissibili carenze che connotano la cultura di piano e di progetto nel BelPaese dell' abusivismo e delle sanatorie edilizie istituzionalizzati per fare cassa e dell' oltraggio a quelle città "storica" italiana ed europea nate dalla "polis" della Magna Grecia dove oggi sovrano regna l' antistato. Quel BelPaese nel quale la sana legge urbanistica naz. le del17 agosto 1942, n. 1050, è stata immolata sull' altare di stupide leggi urbanistiche reg. li con il risultato che è sotto gli occhi del mondo civile. Che al Consiglio naz. le degli appc sfuggano aspetti di vitale importanza per una corretta gestione dello sviluppo e della pianificazione urbana e territoriale, è grave, quanto biasimevole. In particolare nel BelPaese mancano: 1. Diritto urbanistico (L.U. naz. le che affida alle "prescrizioni" del PP la costruzione logica e razionale della città, giammai al PRG che soltanto "indica", e un Ordinamento sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili); 2. Diritto edilizio (Regolamenti edilizi reg. li, vero volano della macro e micro economia, Statuti urbani, Ordinamento sulle distanze tra gli edifici, etc.); 3. Diritto ambientale; 4. Diritto paesaggistico; 5. Diritto professionale che, oltre alla istituzione di seri ordini professionali, tra l' altro - sulla base della redazione di "collaudi in corso d' opera e finali" di tutte le categorie dei lavori, ad eccezione della verifica preliminare del calcolo strutturale e per gl' impianti tecnologici - vincola civilmente e penalmente il progettista e/o d.l. alla committenza (pubblica e/o privata), ; 6. Diritto contrattuale per la gestione degli appalti; 7. Diritto del Traffico, etc.
Osannare l' operato di una Protezione Civile che dovrebbe occuparsi di interventi di prima necessità, conferendole invece ruoli e funzioni che in altre stagioni erano di pertinenza esclusiva dei Provveditorati alle OO.PP. e degli Uffici del Genio Civile, altro non è che uno degli aspetti deteriori che inficia nella sostanza quel sano principio di "ordine" precipuo del "fare architettura" in assenza del quale sovrani regnano disordine, speculazione fondiaria ed edilizia, corruzione, sfiducia nelle istituzioni democratiche, etc.
Far finta di non capire la gravità di un horror vacui senza precedenti nella storia del Paese isolandolo da un vitale, quanto irrinunciabile, dibattito culturale internazionale, equivale a tagliare canticchiando il ramo dell' albero sul quale si sta seduti ed è espressione d' imperdonabile immaturità.

Nicola Piro
Dipl.-Architekt
(Germania)

Arch. Piro Nicola di PAA PiroArchitektenAssoziierte ha scritto Sul ricorso al Piano Particolareggiato e non al PRG nel processo di sviluppo e pianificazione urbana in Germania, alcune precisazioni: 1. La formazione universitaria di quelli che in Italia poi enfaticamente si fanno chiamare "urbanisti" è dilettantistica e fuori dai bisogni più elementari di una società consegnata alla speculazione fondiaria ed edilizia. Uno studente-pianificatore in Italia non viene minimamente confrontato con la prassi pianificatoria com. le che trova la sua ragion d' essere nella redazione del PP sulla base delle "prescrizioni" del quale il Consiglio com. le approva un piano tridimensionale spaziale, rendendone vincolanti le sue "prescrizioni" ed i cittadini partecipano alla configurazione dell' idea di città nella quale intendono vivere. Al contrario del PRG con il suo carattere di "zoning", cioè "indicazioni" sulle destinazioni d' uso delle aree di tutto il territorio com. le, in Germania - il cui Diritto urbanistico (e non solo) è esemplare - il PP è un momento creativo, un "pro-getto" (ent-wurf) o visione tridimensionale concreta della città (o parti di questa) definita da "vincoli" realativi a: larghezza di strade e marciapiedi, allineamenti stradali, distanze tra gli edifici, tipologie urbanistiche (a nastro, a blocco aperto o chiuso, a corte, etc.), tipologie residenziali (casa unifamiliare singola o doppia, casa urbana a schiera, casa plurifamiliare, casa ad atrio, etc.), indice di superfici di parte edificabile del lotto e di piano per il numero dei piani fuori terra previsti, forma dei tetti, aree destinate al parcheggio di auto, aree destinate alla raccolta differenziata dei rifiuti solidi urbani, etc.; 2. L' ordinamento naz. le sull' uso dei suoli e dei lotti edificabili in Germania esclude in materia categorica - tranne per alcuni insediamenti industriali - qualsivoglia indicazione di "indice di cubatura" con i risultati noti nell' Italia democratica e repubblicana, come hanno dimostrato le inchieste di Milano (da me in diversi articoli di stampa definita la "fogna"), e di Roma, la "cloaca". Che alla luce del vuoto in didattica e ricerca nelle facoltà di architettura del BelPaese ad un autorevole professore universitario italiano sia scappata, per rabbia, le definizione di queste come dei "letamai", credo dovrebbe sollecitare serie e responsabili riflessioni. Né il banale scimmiottare che da qualche tempo a questa parte viene fatto con il ricorso al Masterplan" risolve la grave ed insanabile crisi del processo di pianificazione urbana, essendo tale strumento, in quanto deputato ad indicare soltanto assetti spaziali di vaste aree libere o antropizzate, privo di qualsivoglia habitus giuridico, donde la necessaria e successiva fase delegata alla redazione del Piano Particolareggiato. Mi sia consentito, infine, di richiamare brevemente la capillare organizzazione amministrativa nelle media e grandi città della Germania dove il processo di sviluppo, pianificazione urbana e del traffico è affidato ai ben organizzati uffici comunali diretti da architetti mentre per i comuni minori le competenze spettano agli uffici tecnici del Comprensorio di più Comuni.
Per concludere: il Piano Regolatore Generale nella prassi pianificatoria della Germania non ha alcun habitus giuridico.
Mi auguro che in questo contesto sì sensibile quanto necessario alla sopravvivenza della città storica italiana possa aprirsi un serio e costruttivo dibattito nel preusupposto che la città diventa un bene culturale nel momento in cui viene capita nella sua valenza, nel suo valore, nel suo significato e, pertanto, amata in quanto testimonianza di una vita che vi si è svolta nei secoli, donde per essa (la città) si pone il cogente problema del suo recupero e della sua salvaguardia in un clima di intensa cultura urbana che, ahinoi, in Italia ha visto segnare la sua fine nel lontano 1945.
Poiché: DULCE ET DECORUM EST PRO CIVITATE VIVERE !


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