
02/10/2009
Due giorni fa, su stampa e su web, è circolata la notizia -abbastanza enfatizzata- di un nuovo servizio digitale per la tutela-valorizzazione e la promozione dei Beni Culturali: il Restauro Virtuale anche a Reggio Calabria.
In verità tutto partiva da un impegno preso dalle Amministrazioni locali (Regione, Provincia, Comune) con la società Digi.Art Reggio Calabria, per la promozione del patrimonio culturale locale.
Veniva anche correttamente dichiarato che il cosiddetto restauro virtuale "non sostituisce ma affianca il restauro agevolando quelle operazioni di recupero che prima venivano eseguiti in assenza di margine d'errore o non eseguiti".
Ma è la dizione "restauro virtuale" che potrebbe trarre ancora in errore di interpretazione.
Infatti ci si riferisce di solito solo ad un insieme di elaborazioni elettronico/digitali di supporto (e non ad una differente metodologia restaurativa) che permettono una ipotesi di ricostruzione di un bene artistico.
Sfruttando i mezzi della computer grafica, il cosiddetto restauro virtuale risulta un valido strumento di studio e analisi, nonchè un efficacissimo aiuto per la catalogazione digitale delle opere d'arte.
Anche il Dipartimento di Informatica per l'Arte di Firenze, da tempo dichiarava che il restauro virtuale rappresentava una valida opportunità di analisi per restauratori e storici dell’arte.
"Molte opere non possono subire restauri, a volte per mancanza di tecniche valide o a causa di cattivi interventi precedenti, altre volte per la carenza di precise documentazioni che non consentono di capire come l'opera possa essere ricostruita.
Ad esempio per i dipinti che presentano ridipinture successive non si dovrebbe intervenire con la rimozione della seconda pittura, essa stessa rapresenta un documento artistico da preservare, ma in digitale si possiede la libertà per rimuovere o dividere le due pitture attraverso tecniche di fotoritocco avanzato che permettono, con forti ingrandimenti, di ripristinare i tratti originali, senza che l'opera subisca alcuna perdita".
Ma tutto ciò forse in antitesi con l'opinione di Nadia Scardeoni Palumbo secondo cui il "restauro virtuale" è un procedimento scientifico di progettualità di restauro, perchè con esso, partendo dallo studio critico di un'opera d'arte, si può giungere allo "sviluppo di tesi di intervento".
C'è da dire anche che negli ultimi anni enti ed aziende di settore sono sempre più alla ricerca di professionisti che pur provenendo da un percorso formativo umanistico abbiano appreso le competenze informatiche necessarie per gestire a livello digitale immagini di opere d’arte.
Quindi, senza ripetere qui le disquisizioni della critica su una polemica terminologica, che furono numerose ed anche autorevili sin dal primo apparire delle definizioni di "restauro virtuale" (basta ricordare Cesare Brandi, Gian Franco Fiaccadori e Cesare Chirici) ci rifacciamo ai contenuti del testo "Restauro virtuale - tra Ideologia e metodologia" per considerare tale strumento un valido mezzo di tecnica diagnostica oltre che conoscitiva e catalogativa.
Arch. Lorenzo Margiotta