
12/11/2008
Si è concluso il Festival dell’Architettura per l’anno 2008 promuovendo -tra ottobre e novembre- dodici esposizioni disposte su tre città lungo l’asse della Via Emilia.
Mostre, conferenze e dibattiti con i maestri dell’architettura mondiale, per raccontare i progetti, le architetture, le storie e i percorsi portati avanti negli ultimi due anni.
Molto interessante il confronto con le esperienza di Cuba, Brasile, Gerusalemme, per ragionare in termini di area vasta.
L’architetto Carlo Quintelli, direttore del Festival, ha sottolineato che questa iniziativa, "che abita nei tre contesti di Parma, Reggio e Modena, cioè in una unica e tripartita entità urbano-territoriale dell’Emilia Romagna (che dalla metà degli anni ’90 chiama CITTAEMILIA)", ospitando figure di straordinario rilievo dell’architettura come Riccardo Porro, Paolo Portoghesi, Guido Canella e Luciano Semerani, assume importanza strategica in un contesto sinergico indispensabile per compiere valutazioni e scelte per il futuro.
L’edizione di quest’anno, dedicata al tema del pubblico paesaggio, si è integrata perfettamente con una comune ricerca di buona amministrazione urbana ed extraurbana "in un clima di scambi virtuosi tra città vicine".
"Impossibile cercare una definizione univoca di paesaggio, come d’altra parte di architettura" ha ribadito l'architetto Quintelli.
Allo stesso tempo il termine è assumibile come dato ultimo, risultante singola della pluralità dei processi e delle progettualità che caratterizzano le modalità di trasformazione dell’ambiente antropizzato.
E nella ricerca di una definizione generalizzabile dell’entità del paesaggio, l’unica possibile risulta essere quella per la quale tale entità esiste poiché appartiene alla collettività, dove il paesaggio è solo in quanto PUBBLICO, sotto l’aspetto della fruibilità, delle responsabilità, della valorizzazione così come del degrado, dell’impoverimento, della banalizzazione.
Quindi un rapporto tra PROGETTO E PAESAGGIO, a sottolineare l’importanza di una reciprocità tra le due componenti senza la quale il progetto si sviluppa privo di riferimenti, nel relativismo di una logica autoreferente, e il paesaggio si riduce a pura entità spaziale di sedimentazione, sommatoria di elementi senza alcun significato di relazione.
Da non perdere era la mostra Ecotown: Marcello D’Olivo e le immagini di un’altra città possibile.
L'importanza della ricerca dell'architetto D'Olivo era evidenziata nelle immagini di una città pensata "tenendo conto delle esigenze della vita dell'uomo sul pianeta senza turbare gli equilibri e i cicli naturali".
E da non dimenticare la giornata di "Tributo alla Via Emilia" -uno degli eventi all'interno della programmazione del Festival- con ben 77 iniziative diverse in altrettanti località - riguardanti un tratto lungo 88 chilometri e comprendente, da ovest ad est, i territori e le città di Fidenza, Parma, S.Ilario d'Enza, Reggio Emilia, Rubiera, Modena, Castelfranco.
Una giornata di eventi, occasioni d'incontro, ma soprattutto di riscoperta della strada consolare come luogo di centralità e comune appartenenza. Con particolare attenzione ai tanti, spesso non adeguatamente conosciuti, monumenti storici e architetonici che sorgono lungo il suo percorso.
Arch. Lorenzo Margiotta